Ci sono giornate in cui la sensazione è molto chiara. Non è che manchi il tempo. È che il tempo… non è mai davvero tuo.
Apri il computer con un’idea precisa: un progetto da chiudere, un testo importante da scrivere, un’analisi da fare. Una di quelle attività che richiedono testa, visione, continuità.
Poi decidi prima di cominciare che dovresti guardare le mail, solo un momento, tanto per non restare indietro e fare un po’ di pulizia. Così cominci a rispondere a un messaggio, ti chiamano per una cosa velocissima, magari colleghiamoci mezz’ora in call che facciamo prima e poi whatsapp (il male assoluto!).
Arrivi a fine giornata e ti accorgi che hai lavorato senza sosta … ma non hai fatto davvero quello che contava.
Il tempo degli altri (e il tuo, nel mezzo)
C’è una dinamica sottile, ma costante, nel lavoro freelance. Per te ogni cliente è uno dei progetti su cui stai lavorando. Per il cliente, invece, tu sei la persona su cui conta.
Non è una questione di pretese eccessive, né di mancanza di rispetto. È proprio una diversa percezione del tempo.
Ogni cliente vede il proprio bisogno come centrale, urgente, legittimo. E lo è, dal suo punto di vista.
Ma quando si sommano queste richieste , quello che succede è che il tuo tempo diventa un territorio condiviso, mentre le aspettative restano individuali.
È lì che nasce quella sensazione strana di essere sempre operativa, ma raramente davvero centrata; di fare mille cose ma di non concluderne mai nessuna per bene. (e giù boccali di sensi di colpa!) Per stare dietro a tutto, spesso facciamo una cosa che sembra inevitabile: passiamo continuamente da un’attività all’altra.
Un’occhiata alla email, chiudiamo un documento e poi facciamo una call, impostiamo un preventivo …. Sembra efficienza, in realtà è dispersione.
Lo racconta bene Cal Newport quando parla di deep work (Deep Work: Rules for Focused Success in a Distracted World): ogni cambio di contesto ha un costo cognitivo.Non è solo il tempo che perdi nel passaggio è l’energia mentale che non torna subito disponibile o almeno non come prima!
Eppure è proprio questo tipo di lavoro che , nel tempo, fa davvero la differenza, quello che richiede concentrazione, continuità, immersione.
Pensare una strategia, impostare un testo che tenga insieme visione e dettaglio, scrivere un progetto che abbia senso e che non ricalchi le solite strutture, è il cuore del lavoro di un professionista ed è quello che fa la differenza rispetto a chiederlo all’Intelligenza artificiale! È in queste sessioni di lavoro che si impara, si apprendono cose nuove, si va per aree che non avresti mai pensato di esplorare. Però è proprio questo il lavoro che rischia di essere schiacciato da tutto il resto. Perché il resto è veloce, urgente, visibile.
E senza accorgercene (o anche accorgendocene) finiamo per riempire le giornate di risposte, invece che di pensiero.
Quindi basta organizzarsi meglio?
Cominciamo a cercare soluzioni: dalle to do list, alle app che monitorano il tempo (quanti pomodori riusciamo a fare in una sessione di lavoro?). Qualcosa migliora, ma forse il punto non sta solo nell’organizzazione.
La gestione del tempo per una libera professionista è anche (e soprattutto) una questione culturale.
Gestire il tempo significa anche ridefinire il proprio ruolo, significa saper dire di no e accettare che non tutto può essere immediato. Che non tutto può essere gestito in simultanea.
Dalla consapevolezza al mettere in pratica questo approccio al lavoro il percorso è lungo.
Ma vale la pena incominciare… nel tempo, più che trovare soluzioni definitive, si costruiscono equilibri.
Si può cominciare bloccando momenti di lavoro non negoziabili, in cui non succede altro, in cui si staccano telefono e mail. Iniziare a separare la tipologia di attività in giornate o mezze giornate (il mercoledì si lavora sulla grafica, il venerdì sulla contabilità e preventivi…). Non lasciare che le mail dettino il ritmo dell’intera giornata.
Dichiarare, a se stessi prima di tutto che il proprio tempo ha una struttura, flessibile sì, ma pur sempre una struttura.
Dare valore al proprio tempo (anche per gli altri)
C’è un passaggio sottile che, quando avviene, cambia molte cose.
Quando smetti di essere sempre disponibile, inizi a essere percepita come affidabile. Quando proteggi il tuo tempo, dai anche agli altri un riferimento più chiaro.
Ti accorgi magicamente che non succede nulla di drammatico, che le attività vanno avanti, che le relazioni con i clienti possono persino migliorare.
Perché lavorare bene non è fare tutto subito. È fare le cose giuste, nel tempo giusto, impostando quella scala di priorità che ci permette di fare spazio a ciò che conta davvero.
In un mondo del tutto e subito, prendersi del tempo per fare lavoro profondo è un atto rivoluzionario! Ma quanto sono belle le rivoluzioni…